Le interviste del Vinitaly - I PÅSTINI

Le interviste del Vinitaly - I PÅSTINI

VinoNpertutti ha gironzolato per i padiglioni di Vinitaly a caccia dei nostri produttori, con lo scopo di fare due chiacchiere sulle loro cantine e su alcuni aspetti generali del mondo del vino, per farveli conoscere meglio.

I Pàstini

Gianni_Carparelli_I_Pàstini

Noi di Vinonpertutti abbiamo intervistato, qui a Vinitaly direttamente dalla Valle d’Itria, Gianni Carparelli, della cantina i Pàstini”. Il tutto davanti a un bicchiere di un vino rosato dal nome curioso: il Susumaniello, così chiamato perché è un vitigno molto produttivo che si riempie di grappoli d’uva risultando “carico come un somarello”.

Nella produzione vitivinicola, quanto conta la conformazione del terreno e quanto l’abilità dell’enologo?

Direi 80% terreno, 10% condizioni climatiche e 10% enologo. Qualora le condizioni dell’annata non sono buone diventa 20% enologo. Quest’anno ad esempio non è stato eccezionale, si è vista tanta acqua nel periodo di vendemmia.

La seguo sul clima. Quanto sono importanti le condizioni climatiche per un buon vino?

Fondamentali. Nel nostro territorio a volte sembra quasi di stare in Piemonte (ride, ndr), in autunno a volte ci alziamo la mattina e c’è un lungomare di nebbia. Abbiamo una costante presenza di vento che asciuga e, insieme al terreno calcareo-roccioso, esalta l’acidità e la freschezza dei nostri vini.

A livello più spiccatamente produttivo invece, quanto conta l’utilizzo delle nuove tecnologie, e quanto la tradizione?

Noi facciamo vendemmia e potatura manuale abbinata a tecnologie di cantina. Io penso che sia necessario unire la tradizione alla tecnologia, ciò si riflette per esempio nelle nostre etichette. Per esempio su questa (mi mostra l’etichetta del Susumaniello rosato “Le Rotaie” che stiamo degustando) è rappresentata una rotaia per simboleggiare il passaggio della ferrovia, innovazione tecnologica, sul nostro territorio, cuore della tradizione.

Trova che sia importante aprirsi ai mercati esteri?

È indispensabile per il portafoglio, sono sincero, anche se commercializzare i bianchi pugliesi autoctoni è difficile. Dà la possibilità di investire nella regione, nella produzione e nella riscoperta dei vitigni autoctoni stessi. Noi abbiamo impiantato in Vigna Cupa, Vigna Rampone e Vigna Faraone rispettivamente Bianco d’Alessano, Minutolo e Verdeca, tutti autoctoni pugliesi.

Parlando di regione intesa come Regione Puglia, quanto significa per un ente regionale andare a valorizzare?

Significa moltissimo. La Puglia infatti è conosciuta per l’enogastronomia, siamo stati i primi a lavorare i vitigni autoctoni, nasce come nostra filosofia ed è stato fatto un grosso lavoro promozionale dalla Regione.

Bottiglia_Susumaniello_I_Pastini
Le_Rotaio_Rosato

Da “nordico” chiudo con una domanda provocatoria: perché “non va” il rosato al nord?

Per una questione di cattiva comunicazione. Al nord come all’estero, dove non si conoscono i rosati, ivene visto come un “rosso mancato”. Una volta, e c’è chi lo fa ancora, era fatto con il metodo del salasso (ovvero usare le bucce delle uve a bacca rossa per colorare il bianco, ndr), mentre ora ad esempio noi li vinifichiamo bianchi con criomacerazione. Si viveva come un prodotto di scarto ma ora non lo è più, però non è passata questa acquisizione di dignità.

Un caloroso ringraziamento a Gianni Carparelli per questa breve ma intensa cavalcata nella sua realtà e un consiglio rivolto ad altri “nordici”: non vi fate sfuggire questo Susumaniello rosato, perché il vino buono, non si giudica solo dal suo colore!

etichetta_le_rotaie

                                                                              Intervista e articolo a cura di Fabrizio Matetich

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