Le interviste del Vinitaly - Azienda Agricola MARINIG

Le interviste del Vinitaly - Azienda Agricola MARINIG

Interviste del Vinitaly – Azienda Agricola Marinig

Dalla splendida natura dei Colli Orientali fino agli stand di Vinitaly, abbiamo incontrato Valerio Marinig, dell’Azienda Agricola Marinig. Gli abbiamo rivolto alcune domande per saperne di più sul suo territorio, sulla sua cantina e sui suoi vini. Accompagnati nella chiacchierata dal sapore deciso del Biel Cûr e dalle dolci note di un profumato Sauvignon.

stand vinitaly FVG

Inizio “in medias res”: la vostra cantina si trova nel comune di Preopotto; nome che, alle orecchie di molti, evoca “Schioppettino”. Perché questo vitigno è speciale?

È speciale perché è un vitigno autoctono che, una volta riscoperto, non è quasi uscito dai confini comunali. Quello prodotto a Prepotto è diverso da tutti gli altri per una questione di terroir e clima; ciò ha fatto nascere nei produttori l’idea di creare una sottozona solo per questo vitigno e lavorare per portarlo a dei livelli eccellenti.

Nella vostra produzione come cantina annoverate il “Biel Cûr”. Potrebbe illustrarcene l’uvaggio e spiegarci lo scopo di tale composizione?

Il Biel Cûr nasce dalla volontà aziendale di creare una cuvèe composta di tutti vini autoctoni: Schioppettino, presente al 40%, Refosco, anch’esso 40%, e un 20% di Pignolo. È una combinazione inedita, che ha l’origine del territorio come denominatore; nel tentativo di esprimere la genuinità del territorio stesso.

Bottiglia_schioppettino_marinig
marinig_valerio

Nella produzione vitivinicola, quanto conta la conformazione del territorio, e parallelamente, quanto è importante invece l’abilità dell’enologo?

Sicuramente saper fare un buon lavoro a livello enologico è fondamentale, però la conformazione del terreno, unita all’abilità di saper lavorare la vigna, influisce per un 70% direi; è il “lavoro grosso”.

Nel settore produttivo negli ultimi anni sono state introdotte grosse innovazioni tecnologiche; secondo lei è meglio aprirsi al progresso oppure rimanere nel solco della tradizione?

Sono favorevole alle innovazioni a patto che non stravolgano troppo la tradizione e che non compromettano la qualità. Non si può guardare solo alla produttività, il risultato finale necessita un occhio di riguardo soprattutto a livello qualitativo. Ad esempio noi facciamo la raccolta delle uve totalmente a mano, chiamando anche 30-40 persone per vendemmiare. Per quanto riguarda le tecnologie di cantina, continuo a fare test e confronti fra diversi procedimenti e diversi strumenti per giudicare quale combinazione dia il risultato migliore.

Come valuta invece l’apertura verso il mercato estero?

L’estero è un’occasione per farsi conoscere nel mondo. Nel nostro caso, poiché non siamo un’azienda che punta su grandi quantità, dobbiamo mirare anche all’estero a delle nicchie di clientela simili a quelle nicchie che apprezzano i nostri prodotti in Italia.

E, per chiudere, ritiene importante l’impiego delle piattaforme social nella promozione e nella vendita del vino?

Sicuramente sul target di una certa età, diciamo pure dai cinquant’anni in giù, è fondamentale. Noi abbiamo creato il nostro sito e siamo attivi su Facebook con una pagina aziendale.

Cortesia e professionalità ma anche profumi, colori e sapori che, presenti nei vini Marinig, rispecchiano l’austero ma dolce territorio dei Colli Orientali del Friuli. Da degustare assolutamente.
                                                                                 

                                                                       Intervista ed articolo a cura di Fabrizio Matetich

Tags: Marinig

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