Le interviste del Vinitaly - ORNELLA MOLON

Le interviste del Vinitaly - ORNELLA MOLON

Le interviste del Vinitaly - Ornella Molon

Bocconcini di formaggio Stravecchio del Piave e un Malanotte DOCG annata 2009 sono il biglietto da visita dell’ospitalità con cui ci ha accolto la signora Ornella Molon, a cui abbiamo chiesto di portarci alla scoperta della sua realtà insieme al direttore commerciale della cantina Christian Biasissi, in quella che a tratti, più che un’intervista, è sembrata una chiacchierata tra amici davanti a una bottiglia di ottimo vino.

malanotte_docg_Molon

Visto che lo stiamo degustando proprio ora le chiedo: che cos’è il Malanotte e perché si chiama così?

Il Malanotte prende il nome da un’antica famiglia della zona ed è stata la prima DOCG del Piave.

È un Raboso caratteristico del Piave, il vino da viaggio per eccellenza dei Veneziani, perché si presta bene all’invecchiamento. Se da disciplinare non può uscire prima dei tre anni, noi lo facciamo riposare anche fino a sei-sette anni, proprio perché più invecchia meglio si esprime.

Il vostro territorio vitato, 40 ettari, è davvero vasto. In che modo si differenzia il terreno e cosa producete, oltre al Malanotte?

In parte dei nostri territori ci sono fasce di terreno a 50-70 cm sottoterra che sono di caranto (agglomerati di argilla e limo, ndr): depositi delle passate esondazioni del Piave, che è un fiume molto “nervoso” ed in passato ha spesso inondato i nostri territori. Questi detriti sono una” manna dal cielo” per i vigneti: il terreno è l’ideale per la produzione di Raboso, poiché l’uva che cresce è resa speciale dalla ricchezza di caratteristiche minerali; tale ricchezza rende il vino bevibile solo dopo 5-6 anni e lo distingue da tutti gli altri tipi di Raboso. Avendo analizzato i suoli della zona, sappiamo dove ci sono le fasce di caranto e dove non sono presenti. Dai vigneti a contatto col caranto facciamo vini dal lungo invecchiamento, dove non c’è ricaviamo vini bianchi e rossi profumati.

A proposito di suolo, per fare un buon vino, quanto conta la conformazione del terreno e quanto l’abilità dell’enologo?

Io dico sempre che l’enologo è come il cuoco in cucina, se ha la materia buona la deve accompagnare con saggezza. La professionalità dell’enologo si vede nelle difficoltà, quando agisce e non ci si accorge del suo intervento. Deve orchestrare l’annata.

Aggiunge Christian Biasissi: Il lavoro dell’enologo si vede nelle annate difficili. Noi ad esempio facciamo la doppia vendemmia e la cernita delle uve; da qui comincia il lavoro dell’enologo. Le diverse caratteristiche si rivedono nelle diverse sfumature delle varie annate oppure, se necessario, nei salti di tale annata. Perché piuttosto che modificare il vino preferiamo mantenere il prodotto genuino, oppure saltare se non è all’altezza.

Virando sugli aspetti commerciali, chiedo a Christian Biasissi se e quanto sia importante al giorno d’oggi aprirsi ai mercati esteri.

I mercati esteri sono lo zoccolo duro del nostro fatturato; è importante aprirsi per differenziare il portafoglio clienti. Tuttavia c’è chi fa produzione solo per il mercato e chi solo per rappresentare la cantina, senza influenze. Noi cerchiamo di fare un mix, avendo diverse referenze è giusto dare entrambe le possibilità commerciali, sia con dei blend peculiari ma “facili” per certi mercati, sia con gli autoctoni, espressione del territorio.

villa_giustinian_ornella_molon

Alla signora Molon volevo chiedere invece se ci racconta qualcosa della doppia vocazione di Villa Molon. Centro produttivo e al contempo edificio storico e sede di eventi.

Questa doppia natura è nata per ridare vita alla proprietà di campagna appartenuta al Doge Giustinian. È stato un lungo processo finalizzato a creare spazi dedicati ad eventi e ricevimenti, grandi feste come si faceva una volta. È un luogo che permette la simbiosi tra passato e presente, tornando indietro nel tempo, ma con i piaceri e le comodità di oggi; un connubio per far vivere emozioni, non solo all’apparenza ma in sostanza . La villa è diventata, ad esempio in occasione della nostra “Festa di Primavera”, un centro di aggregazione che coinvolge tutti quanti.

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Christian Biasissi e Ornella Molon Traverso

Un’ultima domanda, a cui vorrei che rispondeste entrambi. Come si colloca la vostra azienda tra i due poli di innovazione e tradizione?

C.B. – Sono due cose entrambe importanti, che si inseriscono in un equilibrio difficile da mantenere. Guardare al futuro è importante tanto quanto avere memoria del passato. Noi dobbiamo cercare sempre una situazione di equilibrio fra la tradizione e gli stimoli esterni.

O.M. – Bisogna vivere la vigna in maniera artigianale, quasi sartoriale, rimanendo però al passo coi tempi e con i gusti. A fare il Raboso come 50 anni fa viene la pelle d’oca anche a me, ma l’anima deve rimanere. La tecnologia deve aiutare a mantenere le caratteristiche del vino, non trasformarle o snaturarle. Questa è la politica dell’azienda e della famiglia.

Sarà stato lo Stravecchio, sarà stato il Raboso oppure saranno state le piacevoli chiacchiere in compagnia, fatto sta che sembrava veramente di essere nel cuore della valle del Piave, immersi nei vigneti.


“Avviso ai naviganti”: una famiglia da conoscere e dei vini da non perdere.

                                                           Intervista e articolo a cura di Fabrizio Matetich

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