Le interviste del Vinitaly - TENUTE GIROLAMO

Le interviste del Vinitaly - TENUTE GIROLAMO

VinoNpertutti ha gironzolato per i padiglioni di Vinitaly a caccia dei nostri produttori, con lo scopo di fare due chiacchiere sulle loro cantine e su alcuni aspetti generali del mondo del vino, per farveli conoscere meglio.

Tenute Girolamo

In compagnia di un’ottima bottiglia di “Conte Giangirolamo”, abbiamo intervistato Piero Girolamo, titolare delle Tenute Girolamo (Martina Franca – TA) :

Parliamo innanzitutto della vostra terra, quali sono le particolarità della Valle D’Itria?

E’ una zona sicuramente viticola, Già dagli anni ’60 aveva un’ampia superficie vitata, caratterizzata da un terroir calcareo. In particolare noi siamo a 470 metri sul livello del mare, in una zona ventilata e caratterizzata da una forte escursione termica. Siamo infatti sia a 20 km dall’Adriatico sia a 20 km dallo Jonio; non fa troppo caldo, le temperature sono miti, (ride) miti per essere in Puglia!

In che modo si conciliano, nella vostra produzione, la riscoperta degli autoctoni pugliesi e la promozione delle colture internazionali?

Prendiamo per esempio lo Syrah. Lo Syrah si sviluppa ovunque. Perché non in Puglia? Stiamo parlando di vitigni (quelli internazionali, ndr) estremamente versatili, da cui possiamo ottenere dei risultati eccezionali, dettati dal nostro territorio eccezionale. E’ un modo per mettersi sulla linea di tutti, fare quello che fanno gli altri per distinguersi ed emergere; fare ad esempio un grande Syrah in Puglia come metodo di paragone con tutti gli altri che lo fanno. Invece la nostra “Linea Top” spinge sull’autoctono; è il nostro fiore all’occhiello.

Piero_Girolamo

Piero Girolamo

Nella produzione vitivinicola, quanto conta la conformazione del terreno? E, parallelamente, quanto è importante invece l’abilità dell’enologo?

Al 99% il terreno sicuramente. Con una buona uva posso produrre un buon vino addirittura senza enologo, al contrario se l’uva non è buona, se non ho fatto un buon lavoro in vigna, l’enologo non può lavorare sul nulla. Il lavoro in vigna e quello che succede a livello climatico è importantissimo, ad esempio non siamo usciti con l’annata 2014 perché abbiamo avuto forti piogge e tre volte la grandine.

Nella produzione vitivinicola negli ultimi anni sono state introdotte moltissime innovazioni tecnologiche, talvolta a discapito della tradizione. Secondo lei è meglio aprirsi al progresso oppure rimanere nel solco della tradizione?

È sempre fondamentale il lavoro in campagna, per la sua naturalità, come da tradizione. Ad esempio sono contrario ai vinificatori automatici perché il vino va mantenuto a contatto con le vinacce e queste vanno viste e toccate, ci vuole un contatto diretto che alcune macchine produttive non permettono. D’altra parte bisogna accogliere alcuni cambiamenti come i lieviti selezionati. Insomma per fare il vino buono servono sia la tradizione che l’innovazione.

Mi pare di capire che per voi sia molto importante il lavoro in campagna e tutto ciò che ruota intorno alla dinamica della cantina. Voi aprite le vostre cantine al pubblico? Lo ritenete utile?

Fondamentale. Ad esempio abbiamo aperto ad Alberobello (a 5 km da dove è situata la cantina ndr) un punto vendita con la possibilità di degustazione gratuita, proprio perché è fondamentale fare assaggiare i vini, entrare in rapporto col consumatore per fargli capire cosa beve e che realtà c’è dietro.

Un’ultima domanda: per quanto riguarda i mercati esteri, bisogna aprirsi con cautela oppure sono un’occasione da sfruttare?

I mercati esteri sono la sopravvivenza. Se non ci fosse l’estero saremmo tutti disoccupati (ride). Esportiamo al 90% all’estero: in Europa, Cina, Brasile, India…Sicuramente all’estero hanno una visione più completa, loro bevono il mondo, noi solo l’Italia, siamo meno maturi da questo punto di vista. Hanno un approccio diverso, soprattutto la Cina; loro (i cinesi ndr) per noi sono un mercato tutto nuovo, io andando lì a vendere mi sento quasi Marco Polo.

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Oltre all’intervista, il signor Girolamo ha condiviso con noi, per cosi dire “a registratori spenti”, un interessantissimo aneddoto sulla storia del vino “Conte Giangirolamo” e sul perché della particolare etichetta bianca.


Pare infatti che nel 1600, quando la Puglia era sotto dominazione spagnola, la solidità della casa degli abitanti fosse un metodo per calcolare le imposte; a maggior solidità della costruzione, corrispondeva un canone più elevato. Suggerimento geniale del Conte Giangirolamo fu allora quello di far edificare dei Trulli con una chiave di volta all’apice del tetto, di modo che fossero “smontabili”  al passaggio degli esattori, evitando così il pagamento della tassa.


In particolare l’etichetta del vino è bianca con dei simboli neri per richiamare la calce bianca del trullo ed i simboli magici che lo adornano.
Insomma il “Conte Giangirolamo” è un vino magico, così come magica è la terra di Puglia in cui vengono prodotti tutti i vini delle Tenute Girolamo.

Un grazie speciale a Piero Girolamo che con le sue parole ed i suoi vini di qualità ci ha letteralmente “portato a spasso” per la Valle d’Itria, la terra dei Trulli.

                                                             Intervista e articolo a cura di Fabrizio Matetich




 
                                
                                                        

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